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Vincere partendo dalla testa. Il mental coach

by Michela Trentin – coach MTC

Un po’ di storia

Il coaching oggi utilizzato come strumento di crescita delle persone trova una delle sue origini proprio dal mondo dello sport: nel 1974, Tim Gallwey, allora allenatore di tennis si accorse che ponendo ai propri atleti domande aperte essi raggiungevano performance migliori, mentre indicando ad essi esattamente il movimento da fare i risultati non erano quelli attesi.

Egli affermava che “L’avversario nella nostra mente è molto più forte di quello dall’altra parte della rete”.

Si parla di un duplice livello di gioco: quello esterno, dove esiste appunto un avversario che si trova aldilà della rete e quello interno, dove l’avversario, molto più ostico, si nasconde nella nostra mente. Da qui la nascita dell’Inner Game oggi sempre più orientato alla modalità del mental coach.

L’esperienza in campo sportivo ci mostra quanto il secondo livello di gioco influenzi il primo.

Vi sono giocatori o squadre con enorme talento, doti tecniche e tattiche che, in alcune circostanze, non riescono a mantenere alta la qualità della prestazione e precipitano in una spirale di errori che a volte li porta a perdere anche difronte ad avversari apparentemente più modesti.

Chi è e cosa fa il mental coach

Vincere nello sport partendo dalla testa. È quello che aiuta a fare il mental coach: il preparatore della mente, per dirla in termini semplici. Non è un allenatore, ma uno che con lui si coordina per agire sulla sicurezza, sulle aspettative e sullo stress dell’atleta stesso.

Allenare la mente di un atleta per prepararlo a rispondere agli eventi nel miglior modo possibile. Ma soprattutto, lavorare sulla personalità dell’atleta per rinforzarla e per far emergere il suo potenziale inespresso. In primo luogo il nostro è un lavoro di sblocco. E poi di costruzione. Agiamo sulla capacità di concentrazione, sulla tenuta emotiva, sul controllo dello stress e su altre variabili. Il mental coach punta a far dare il massimo allo sportivo.

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Un buon allenamento mentale pu incidere per circa il 70% della prestazione dell’atleta specie in vista di semifinali, finali o gare di qualificazioni, ossia in tutte quelle situazioni in cui si deve vincere. Il mental coach lavora sull’attenzione, sulla sicurezza, sulle aspettative e sui blocchi o resistenze dell’atleta. Non parliamo di motivazione, quella è competenza dell’allenatore, soprattutto negli sport di squadra. Noi prepariamo la persona a dare il massimo dal punto di vista psicologico.

L’allenatore e il mental coach sono due figure diverse

L’allenatore porta avanti un discorso tattico, tecnico e motivazionale.

Il mental coach punta ad agire sull’efficienza mentale.

La sovrapposizione non ci può essere perché sono professionisti che agiscono su piani differenti in stretta collaborazione tra loro.

Il mental team coaching

Adottando le tecniche del coachtraining i mental team coaching sono incontri che hanno l’obiettivo di rafforzare il valore del team attraverso le fasi del formingstormingnorming e performing. Prese in prestito dai modelli organizzativi, i team vengono portati a comprendere quali dinamiche relazionali e valoriali entrano nel team. In questo modo si appianano i conflitti interni ed esterni e si convogliano le potenzialità verso la meta da realizzare.

In tutti i team il buon funzionamento delle relazioni è l’uomo in più che permette alla squadra di dare il massimo delle proprie potenzialità, di sconfiggere quella che spesso si definisce la «paura di vincere».

Il mental coach per gli allenatori

La comunicazione allenatore-atleti e come migliorarla con l’allenamento mentale.

 Saper parlare al team all’inizio della stagione o durante, a seconda dei risultati, stimolare i singoli, rinforzare il gruppo, non è una cosa semplice.

L’allenatore deve riuscire a comunicare con la “testa”, ad esempio ragionare tecnicamente su aspetti della competizione, e col “cuore”, come alla vigilia di un incontro.

Generalmente gli allenatori concentrano la loro attenzione e i loro sforzi alla ricerca di nuove metodologie di allenamento e tattiche sempre più sofisticate che consentano di avere quel qualcosa in più che li faccia prevalere sugli avversari. Ma il rapporto comunicativo tra l’allenatore e l’atleta e la capacità di comunicare efficacemente possono fare di un buon allenatore un ottimo allenatore.

Attraverso incontri e seminari gli allenatori comprenderanno le tecniche di comunicazione: ascolto, domande potenti e assertività  volte a migliorare la propria comunicazione e la gestione dei confitti.

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