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Vincere partendo dalla testa. Il mental coach

by Michela Trentin – coach MTC

Un po’ di storia

Il coaching oggi utilizzato come strumento di crescita delle persone trova una delle sue origini proprio dal mondo dello sport: nel 1974, Tim Gallwey, allora allenatore di tennis si accorse che ponendo ai propri atleti domande aperte essi raggiungevano performance migliori, mentre indicando ad essi esattamente il movimento da fare i risultati non erano quelli attesi.

Egli affermava che “L’avversario nella nostra mente è molto più forte di quello dall’altra parte della rete”.

Si parla di un duplice livello di gioco: quello esterno, dove esiste appunto un avversario che si trova aldilà della rete e quello interno, dove l’avversario, molto più ostico, si nasconde nella nostra mente. Da qui la nascita dell’Inner Game oggi sempre più orientato alla modalità del mental coach.

L’esperienza in campo sportivo ci mostra quanto il secondo livello di gioco influenzi il primo.

Vi sono giocatori o squadre con enorme talento, doti tecniche e tattiche che, in alcune circostanze, non riescono a mantenere alta la qualità della prestazione e precipitano in una spirale di errori che a volte li porta a perdere anche difronte ad avversari apparentemente più modesti.

Chi è e cosa fa il mental coach

Vincere nello sport partendo dalla testa. È quello che aiuta a fare il mental coach: il preparatore della mente, per dirla in termini semplici. Non è un allenatore, ma uno che con lui si coordina per agire sulla sicurezza, sulle aspettative e sullo stress dell’atleta stesso.

Allenare la mente di un atleta per prepararlo a rispondere agli eventi nel miglior modo possibile. Ma soprattutto, lavorare sulla personalità dell’atleta per rinforzarla e per far emergere il suo potenziale inespresso. In primo luogo il nostro è un lavoro di sblocco. E poi di costruzione. Agiamo sulla capacità di concentrazione, sulla tenuta emotiva, sul controllo dello stress e su altre variabili. Il mental coach punta a far dare il massimo allo sportivo.

Vuoi richiedere una sessione di coaching gratuita? Lasciaci i tuoi dati e raccontaci qual è il tuo obiettivo

Un buon allenamento mentale pu incidere per circa il 70% della prestazione dell’atleta specie in vista di semifinali, finali o gare di qualificazioni, ossia in tutte quelle situazioni in cui si deve vincere. Il mental coach lavora sull’attenzione, sulla sicurezza, sulle aspettative e sui blocchi o resistenze dell’atleta. Non parliamo di motivazione, quella è competenza dell’allenatore, soprattutto negli sport di squadra. Noi prepariamo la persona a dare il massimo dal punto di vista psicologico.

L’allenatore e il mental coach sono due figure diverse

L’allenatore porta avanti un discorso tattico, tecnico e motivazionale.

Il mental coach punta ad agire sull’efficienza mentale.

La sovrapposizione non ci può essere perché sono professionisti che agiscono su piani differenti in stretta collaborazione tra loro.

Il mental team coaching

Adottando le tecniche del coachtraining i mental team coaching sono incontri che hanno l’obiettivo di rafforzare il valore del team attraverso le fasi del formingstormingnorming e performing. Prese in prestito dai modelli organizzativi, i team vengono portati a comprendere quali dinamiche relazionali e valoriali entrano nel team. In questo modo si appianano i conflitti interni ed esterni e si convogliano le potenzialità verso la meta da realizzare.

In tutti i team il buon funzionamento delle relazioni è l’uomo in più che permette alla squadra di dare il massimo delle proprie potenzialità, di sconfiggere quella che spesso si definisce la «paura di vincere».

Il mental coach per gli allenatori

La comunicazione allenatore-atleti e come migliorarla con l’allenamento mentale.

 Saper parlare al team all’inizio della stagione o durante, a seconda dei risultati, stimolare i singoli, rinforzare il gruppo, non è una cosa semplice.

L’allenatore deve riuscire a comunicare con la “testa”, ad esempio ragionare tecnicamente su aspetti della competizione, e col “cuore”, come alla vigilia di un incontro.

Generalmente gli allenatori concentrano la loro attenzione e i loro sforzi alla ricerca di nuove metodologie di allenamento e tattiche sempre più sofisticate che consentano di avere quel qualcosa in più che li faccia prevalere sugli avversari. Ma il rapporto comunicativo tra l’allenatore e l’atleta e la capacità di comunicare efficacemente possono fare di un buon allenatore un ottimo allenatore.

Attraverso incontri e seminari gli allenatori comprenderanno le tecniche di comunicazione: ascolto, domande potenti e assertività  volte a migliorare la propria comunicazione e la gestione dei confitti.

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Come funziona il Black Friday e a quando la mitica data 2020

di Caroline GeorganidisRetail Manager in MTC

Venerdì 27 novembre 2020…inizia il countdown!

Il Black Friday è diventato da qualche anno uno dei giorni più attesi per lo shopping. Sia da parte dei negozianti, che da parte della popolazione che freme e fa il conto alla rovescia per gli sconti e le offerte più imperdibili dell’anno!

Come nasce il Black Friday?

Il Black Friday è una delle numerose ricorrenze importate dall’America, ideata dalla catena dei grandi magazzini Macy’s nel 1924 per dare il via libera allo shopping natalizio.

Quando cade il giorno del Black Friday?

Come ogni anno, casca il venerdì dopo il Thanksgiving day, a novembre. È definito nero perché si dice che, all’epoca, sui libri contabili, erano segnati in rosso i conti in perdita e in nero quelli in utile. Un’altra teoria per spiegare perché l’uso dell’aggettivo “BLACK” Friday è che rappresenterebbe il nero della folla creata nelle strade durante questo giorno di shopping intenso.

È negli anni 80 che in America esplode definitivamente il fenomeno, diventando una vera e propria corsa agli acquisti: sconti incredibili, file interminabili all’alba davanti ai negozi, clienti che si strappano di mano l’oggetto del desiderio…e piano piano la tradizione si estende in Europa, in Asia e nel resto del mondo.

Quando è stato introdotto in Italia il Black Friday?

In Italia, questo giorno caratterizzato dalle offerte più convenienti dell’anno, è stato importato la prima volta da Apple nel 2011 e da diversi anni si trova nel calendario dei piani commerciali delle grandi catene di negozi. Da Zalando a Euronics, da Mediaworld a Zara fino all’immancabile Amazon.

Negli ultimi anni, nel nostro paese, si assiste ad una vera e propria attesa per questa giornata. Già settimane prima del grande giorno, i consumatori effettuano online le ricerche su cosa comprare e dove comprare in occasione del Black Friday per non perdere delle opportunità di sconto.

Dalla ricerca condotta nel 2019 da GfK Italy su un campione di 1.000 consumatori, emerge che nel 2018 un regalo di Natale su due è stato acquistato durante il Venerdì Nero, mostrando così la crescente rilevanza che questo giorno ha per i consumatori. 

Lo scorso anno i consumatori americani hanno speso ben 7,4 miliardi di dollari (6,7 miliardi di euro) in acquisti online, tanto da renderlo il “secondo giorno di shopping online più grande di sempre”. La cifra più alta era stata realizzata durante il Cyber Monday del 2018, che aveva registrato vendite per 7,9 miliardi di dollari.

Anche in questo 2020 “il venerdì nero” è tanto atteso, ma le previsioni sono poco affidabili. Le incertezze del lockdown e le preoccupazioni legate al covid-19 non permettono di capire come reagiranno gli italiani di fronte alle offerte sicuramente imperdibili, ma inseriti in un contesto storico non proprio felice.

Quest’anno infatti, numerose aziende hanno iniziato gli sconti molto prima del 27 novembre, creando dei “pre-eventi” o approfittando di altre ricorrenze come ad esempio quella del 11/11, festa dei single, mai così tanto sponsorizzata come in questo 2020.

Si presume che per il prossimo 27 novembre, l’e-commerce si rivelerà il canale privilegiato per gli acquisti. Per molti commercianti infatti sarà impossibile aprire i propri punti vendita nelle prossime settimane, a causa delle restrizioni imposte dal nuovo DPCM di novembre. Chi non ha purtroppo un sito ben organizzato sarà sicuramente penalizzato e dovrà puntare soltanto sulle consegne a domicilio.

In queste ultime settimane, le grandi aziende hanno iniziato a divulgare i loro spot pubblicitari, a mandare le email per ricordare la fatidica data e ad invitare ad iscriversi alle newsletter per permettere ai clienti di essere avvisati appena iniziano gli sconti…con la speranza che anche quest’anno il Black Friday sia un’altra giornata da record.

Il 27 novembre tireremo le somme, sperando di poterlo fare con la penna nera!

Contattaci se vuoi sapere come spingere il tuo negozio!

Have a good Black Friday shopping!

leone in primo piano
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Nutri la tua leadership. Investi in te stesso.

by Michela Trentincoach MTC

Tu puoi essere un vero leader. La strada è aperta di fronte a te. L’unico requisito è imparare ad ascoltare la tua guida interiore”. Deepak Chopra

Oggi per essere leader e agire da leader non è necessario solo conoscere le tecniche di comunicazione, di organizzazione e di gestione delle risorse. Oggi ciò che riveste più importanza è la consapevolezza di se stessi. Imparare a gestire noi stessi, ancor prima di andare verso gli altri: essere coerenti tra ciò che diciamo e facciamo, diventando credibili e trascinatori.

Quando si parla di investimento si pensa quasi immediatamente al denaro, a volte anche al tempo e all’energia che, però, vanno collegate al denaro… Investire nel mondo finanziario, nella tecnologia, nell’immagine, nella struttura fisica e organizzativa, nella gestione delle risorse.

Senza la pretesa di una ricerca, ho chiesto ai miei clienti imprenditori, qual è stato l’investimento migliore che hanno fatto o che potrebbero fare.

Ho ricevuto la più vasta gamma di risposte, tranne quella che mi sarebbe piaciuta sentire.

La maggior parte intendeva l’investimento nella struttura: ampliamento del capannone, degli uffici, assumere nuovi dipendenti, aprire una nuova filiale. Molto importanti sono risultati anche gli investimenti per la tecnologia: nuovi macchinari, nuovi software.

L’immagine sembra essere forse il vero desiderio di investimento.

Quasi sempre veniva nominato come secondo, anche se ne era stato richiesto uno solo: pubblicizzare la propria attività, abbellire la sede o i prodotti. Un po’ diffidenti negli investimenti di natura finanziaria.

Per ultimi, gli investimenti per le risorse umane: formazione, tecniche innovative per la loro efficace gestione, motivazione, aumento produttività. Forse in sintonia con il contesto nazionale, nessuno ha preso in considerazione la ricerca e l’innovazione come investimenti indispensabili.

Però il mio rammarico più profondo, pur riconoscendo l’importanza di tutti gli investimenti elencati sopra, deriva dal fatto che nessuno abbia trovato utile investire in… se stesso!

Il miglior investimento che si possa fare, è in se stessi.

Presi dagli aspetti quotidiani della gestione della loro attività, troppi cadono nell’errore più comune e anche fatale: dimenticano di investire nella propria persona. Per di più, l’investimento in se stesso non è soltanto l’investimento migliore, ma anche il punto di partenza.

Fare gli investimenti succitati, non investire prima in se stessi è come partecipare ad una maratona senza aver mai corso, senza essersi mai allenati.

C’è anche un ragionamento logico per cui è fondamentale questo tipo di investimento, ragionamento che i veri leader capiscono sin dall’inizio.

Tu sei la prima cosa in cui hai veramente bisogno di investire perché, se dovessi fallire nel tuo business potrebbe esserti sottratto tutto. Ma mai, ti sarebbero sottratte tutte le competenze, abilità, esperienze e conoscenze che hai accumulato. Tutto questo ti rimarrebbe, e sicuramente ci sarebbe sempre un mercato per utilizzarle.

Ognuno di noi dovrebbe avere un minimo di tempo settimanale dedicato all’investimento in se stessi. È auspicabile sfruttare ogni occasione per imparare qualcosa: non far passare un singolo giorno senza aver acquisito una piccola conoscenza, senza aver accolto un buon consiglio, senza aver letto una cosa interessante. Non considerare perdita di tempo nulla che ti abbia insegnato qualcosa di nuovo, anche se in quel momento può sembrare inutilizzabile.

Potrebbe sempre rivelarsi utile e, ancora più importante, ti allena ad essere aperto e disponibile all’apprendimento e all’innovazione. Non ti sottrarre mai dal confronto, ascoltare gli altri, apprezzare la condivisione delle esperienze e delle conoscenze perché spesso è una valida opportunità per arricchire te stesso e trovare soluzioni tanto cercate.

In tutti i settori, la tempistica è vitale.

Farsi trovare pronti, preparati e aggiornati al momento opportuno. Nella carriera, più si è preparati più si è capaci di prevedere quello che accadrà nei mercati o nella propria attività e, di conseguenza, essere pronti ad accogliere le opportunità che arriveranno e superare gli ostacoli.

Da coach, ho la convinzione che conoscere e conoscersi, studiare e studiarsi, preparare e prepararsi, accogliere e accogliersi è una strada garantita per il successo in ogni campo.

Dietro ogni azienda di successo, dietro ogni risoluzione di crisi, dietro ogni straordinaria negoziazione c’è un grande leader. Essere leader però non è una posizione, un ruolo, ma un processo che bisogna sviluppare continuamente.

Essere leader è una vera sfida perché bisogna avere una “multi-preparazione

È indispensabile possedere competenze tecniche richieste dalla propria attività: bisogna saper gestire le risorse materiali e umane, conoscere i mercati e la concorrenza, il quadro legislativo, avere ottime capacità di comunicazione e, non ultimo, un elevato livello di intelligenza sociale.

Non è una coincidenza che i miei clienti abbiano escluso dall’elenco degli investimenti sia loro stessi sia la ricerca e l’innovazione. Sono due concetti strettamente collegati perché la persona che investe in sé è, spesso e volentieri, una mente avida di conoscenza e aperta allo studio e alla novità.

Il coaching rappresenta una valida risposta per iniziare il processo di investimento in te stesso perché parte dalla profonda conoscenza di te, per allenare poi le tue potenzialità.

Di quanto possa essere utile il coaching in ogni aspetto della vita si potrebbe scrivere davvero a lungo. Per il caso specifico degli imprenditori invece, ritengo che il coach dovrebbe essere un compagno quasi permanente di viaggio.

Il coach ti può accompagnare nella scoperta dei tuoi talenti, sulla strada della trasformazione in un autentico leader; ti affiancherà nell’attuazione di un piano di azione per raggiungere i tuoi obiettivi e quelli della tua azienda ed è indispensabile per il monitoraggio dell’implementazione di queste azioni.

Quando il coach e il coachee camminano insieme, si aprono tutte le porte della conoscenza di sé, dell’innovazione, della messa in discussione, dell’altro punto di vista. Il coach potrebbe non solo ascoltarti come mai nessuno, ma potrebbe anche insegnarti ad ascoltare veramente, sviluppando la tua intelligenza sociale e migliorando i tuoi rapporti lavorativi. E non solo.

Mentre rifletti su quanto letto, intanto inizia a…non crearti degli alibi

cambiare verso il successo o il fallimento
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Coaching e logiche lean. Il cambiamento reale

Coaching e logiche lean. Il cambiamento reale

di Michela Trentin

Lavoro a supporto dello sviluppo delle persone nelle organizzazioni e nella realizzazione di progetti di miglioramento organizzativo, e mi sono resa conto che i migliori risultati sono sempre stati ottenuti laddove le risorse in gioco si sono rese disponibili a provare l’approccio senza remore e preconcetti.

Da un po’ di tempo ho dedicato la mia attenzione a capire perché certi progetti di riorganizzazione e ristrutturazione operative funzionavano e certi non riuscivano a decollare se pur validi sia come strumento sia come persone coinvolte.

La risposta alle mie curiosità è arrivata qualche mese fa.

Per realizzare il cambiamento, sia questo un cambiamento operativo, sia di genere organizzativo, occorre che tutti i partecipanti al cambiamento siano consapevoli dei progetti e delle potenzialità legate al loro giusto approccio nei confronti del cambiamento stesso.

Nello specifico mi piace raccontare il caso di un’azienda che sta applicando dei cambiamenti importanti e funzionali all’interno del proprio modo di operare aggiungendo strumenti nati dalle analisi Six Sigma e dal Pensiero Lean, coinvolgendo un buon numero di persone nell’implementazione del progetto.

Bene, questa azienda è arrivata ad un buon livello di soluzione strategica, ma il primo problema si è presentato quando ha iniziato a scendere verso il basso per l’applicazione delle nuove metodologie.

Le nuove persone coinvolte sono state convocate dall’Hr manager che ha spiegato loro come lo strumento poteva dare ampi risultati, e come queste persone che riguardavano l’area test avrebbero potuto beneficiarne.

Di comune accordo è stato deciso di applicare lo strumento dal giorno successivo; è bastata una settimana perché le resistenze naturali al cambiamento portassero al fallimento del progetto stesso.

A questo punto l’azienda ha capito che non sarebbe riuscita a proseguire nel progetto se non avesse abbinato al consolidamento degli strumenti “tecnici”, che permettono l’implementazione delle logiche Lean, l’introduzione delle conoscenze “relazionali”, che permettono alle risorse di agire con atteggiamento positivo nell’ambiente di lavoro.

Una buona miscela di queste due conoscenze infatti è la ricetta che consente alla cultura aziendale di cambiare realmente e di radicare la cultura del miglioramento continuo e diffuso, fondamentale per perseguire la strada per l’eccellenza organizzativa.

Riproviamoci.

È stato nuovamente ricomposto il gruppo di lavoro, ma questa volta si è optato per un percorso di team coaching, che aiutasse il team a raggiungere l’obiettivo e, attraverso la metodologia del coaching, gestire tutte quelle resistenze, seppur non espresse, che nel primo caso avevano portato al fallimento del progetto.

Successivamente in modo spontaneo tutti i promotori del progetto lean hanno scelto di dedicare alcune delle loro giornate a percorsi di coaching che li aiutassero a operare nei progetti di miglioramento aziendale in modo ancora più efficace.

Attraverso le tecniche tipiche del supporto in logica coach il loro obiettivo è quello di migliorare il modo di stimolare la proattività dei gruppi di miglioramento che l’azienda cliente gli mette a disposizione.

Non sempre è facile spiegare al cliente dove entra in gioco un coach, ma è attraverso esempi come questo che se ne capisce la potenzialità.

Raggiungi i tuoi traguardi personali e aziendali.

Applicando il metodo Change Behaviour e Play Job ti offriamo la concreta possibilità di raggiungere i tuoi obiettivi. Contattaci per scoprire come!
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Il career coaching: cos’è e quando è utile

di Michela Trentin

“Il career coaching è prezioso in quanto aiuta a gestire situazioni specifiche come affrontare un cambiamento lavorativo, ridisegnare il proprio ruolo professionale, trovare un equilibrio tra vita professionale e personale, migliorare le relazioni interpersonali, prendere coscienza del proprio stile di management e di quelli delle altre persone, risolvere i conflitti, affrontare il cambiamento”

(Jackie Kernaghan-London School of Economics)

Nella vita ho imparato che i cambiamenti possono arrivare attraverso due canali distinti:

  • un canale esterno> qualcuno o qualcosa provoca una modifica della situazione attuale; in questo caso la spinta al cambiamento arriva dall’aver perso quello che percepiamo come  il “nostro ruolo”
  • un canale interno> ossia l’insoddisfazione della situazione attuale; in questo caso la spinta al cambiamento arriva dalla voglia di ricominciare a star bene.

In entrambi i casi l’aiuto e il supporto di un coach aiutano a mantenere il focus sul nostro obiettivo e a gestire, fino ad annullare, tutte quelle resistenze che ci impedirebbero di attuare il cambiamento stesso.

Accade un po’ a tutti.

Ci guardiamo una mattina allo specchio e ci chiediamo perché il lavoro, o il nostro ruolo in azienda, ci sta un po’ stretto. Sentiamo che c’è qualcosa che non va, che vorremmo andasse in modo diverso, che non sentiamo più nostra l’attività che stiamo svolgendo… oppure ci troviamo ad un punto della vita in cui perdiamo il ruolo che ci era stato dato o addirittura promesso, perché ci troviamo fuori dall’azienda o perché non ci hanno riconosciuto la promozione attesa o ancora perché al rientro da una sosta lunga (maternità, infortunio etc..) niente è più come prima ….

E allora?

Allora iniziamo a pensare che potrebbe essere colpa del nuovo capo, colpa della crisi, colpa della situazione personale…. colpa di….

Proviamo invece a pensare che sia “una responsabilità” nostra … che è nostra la responsabilità di voler cambiare, di scegliere di diventare ciò che vogliamo essere.

Tante volte abbiamo avuto il desiderio di cambiare, ma poi ci siamo arresi davanti alle “evidenti” difficoltà.

Voglio condividere con te alcune frasi che mi sono state dette, frasi che derivano da conversazioni reali:

  • “sì certo cambiare azienda…ma alla fine qui si sta abbastanza bene….”
  • “mi piacerebbe lavorare in proprio, spendere la mia professionalità a favore del mercato…. Certo, ma il lavoro da dipendente almeno mi dà un’entrata sicura”
  • “mi piacerebbe crescere , magari fuori da questa azienda…. Ma ne sarò capace? Quale potrà essere, giunto a questo punto, il mio naturale sviluppo?”
  • “Quello che faccio mi piace , ma mi sento pronto ad un cambiamento, magari una crescita professionale e anche economica…”
  • “ecco questa è la ricompensa per aver lavorato in azienda per oltre 20 anni, aver passato qui dentro sabati e domeniche, aver sacrificato la famiglia… e ora? Ora mi trovo in strada, alla ricerca di un nuovo lavoro come un neo laureato, qui a scrivere e mandare cv!!”

Queste e molte altre sono le domande iniziali dei miei clienti, i percorsi di career coaching sono proprio finalizzati a sviluppare le risposte a queste domande, a comprendere quali realmente sono le resistenze e cosa ostacola la realizzazione professionale.

Attraverso il supporto del coach le persone imparano ed esplorare le proprie aspettative, le proprie leve motivazionali a sfidare se stessi per il raggiungimento del loro obiettivo.

Il coach è il più grande tifoso di queste persone e le accompagnerà a prendere possesso delle loro potenzialità e a capire quali invece sono le aree che necessitano di sviluppare le competenze, il tutto in chiave proattiva, imparando prima di tutto ad allenare la resilienza.

Le persone che si avvicinano ai percorsi di career coaching sono persone che vogliono acquisire padronanza del loro percorso, che hanno la necessità di gestire un momento di cambiamento, sia questo un nuovo ingresso in azienda o un cambio azienda, una perdita di lavoro o una situazione di cambiamento all’interno dell’organizzazione aziendale, altri infine vogliono “solo” aumentare le proprie performance e raggiungere il successo.

Il coach è l’alleato che supporta e aiuta il raggiungimento dell’obiettivo, qualunque esso sia.

Se vuoi, dai un’occhiata ai nostri percorsi per le persone.

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La vendita in continua evoluzione

di Caroline Georganidis

Il retail è uno dei settori che durante il lockdown è stato maggiormente analizzato. Le vendite della GDO sono aumentate, gli acquisti food anche, mentre la vendita dei negozi al dettaglio è notevolmente calata.

I consumatori hanno modificato le loro abitudini di acquisto facendo crescere gli e-commerce in maniera esponenziale e, di fatto, molte persone hanno acquistato per la prima volta online tra marzo e maggio 2020.

Basti pensare ad E-BAY, che ad aprile e maggio ha contato oltre 6 milioni di nuovi acquirenti registrati a livello globale e che a marzo le imprese italiane presenti sulla piattaforma sono aumentate del 40% rispetto allo stesso periodo del 2019, per capire quanto questi numeri rappresentino un vero e proprio cambio di abitudini e di strategie.

Classifica brand 2020

Guardando inoltre la classifica del 2020 del nuovo studio annuale di WPP e Kantar sul valore economico dei più importanti brand a livello mondiale, risalta immediatamente l’importanza del mercato digitale. Oltre alla supremazia di Amazon, che si conferma al primo posto con un aumento del 32% rispetto al 2019, sul podio troviamo Apple e Microsoft. Le uniche aziende retail in positivo, incluse nella classifica dei primi 50 posti, fanno parte del settore luxury e l’unico brand italiano nella lista di quest’anno è Gucci.

Il tema dell’omnicanalità è sempre più attuale ed i 4 canali di acquisto (online, offline, outlet e outlet online) sono sempre più legati e sempre meno scindibili.

Nella vendita online, molti brand hanno cercato di umanizzare alcuni processi per avvicinare le persone non abituate al modello di acquisto staccato dall’esperienza emotiva e dall’offline, molti altri brand hanno invece puntato sull’integrazione di strumenti digitalizzati, sia per velocizzare gli acquisti che per incuriosire la nuova clientela.

Le insegne in crisi in questo periodo si trovano a dover ripensare il modello di vendita, a cercare di reinventarsi e, nell’offline, a ripensare i guadagni partendo dai conti economici. Molti stanno studiando nuovi sistemi di apertura, ampiezze giornaliere ed organizzazione degli spazi per agire alla base del conto economico, riducendo i costi per compensare i cali di vendita nei settori dove gli storici sembrano ormai irraggiungibili.

Le aziende oggi devono dimostrarsi flessibili e capaci di adattarsi velocemente ad un mercato e ad esigenze in continua evoluzione. La cosa certa è che, chi oggi sceglie di entrare negli shop, vuole vivere un’esperienza sensoriale e trascorrere un momento piacevole con venditori competenti e capaci di trasformare le emozioni in opportunità di acquisto, essendo gli unici humantouch tra il cliente e il prodotto.

La gara tra la velocità di acquisto proposta dai siti e l’emozione vissuta in negozio, non ha senso di esistere. Ogni azienda deve cogliere l’opportunità di conoscere la causa di un cambiamento così radicale e veloce, per potenziare ogni suo canale di vendita e puntare su un’immagine di brand rivolto al cliente e pronto a cogliere i suoi bisogni.

La sorte dei saldi 2020

I saldi estivi in Italia, questo 2020, dovevano iniziare il primo di agosto, circa 1 mese dopo la data iniziale degli ultimi anni, ma la conferenza delle regioni ha deciso il 20 luglio che ogni regione poteva decidere di anticipare la data di inizio.

Quest’anno in realtà i saldi stanno avendo un peso diverso in termini economici: molte regioni avevano concesso la possibilità di effettuare vendite promozionali nel periodo antecedente i saldi, attività solitamente vietate quasi ovunque nei 30 giorni precedenti alle vendite di fine stagione.

Di fatto, dal momento della riapertura, molti negozi hanno cercato di svuotare gli stock rimasti fermi durante il periodo di lockdown e hanno promosso molte operazioni commerciali, per la gioia dei consumatori che si sono riavvicinati agli shop facendo ottimi affari.

I primi di settembre potremo tirare le somme di questi saldi atipici e vedremo quanto hanno influito sia sui fatturati che sul comportamento degli italiani.

Settembre per il retail è spesso sinonimo di rinnovo di layout per i negozi fisici, di ricalcolo di obiettivi, di attuazione di piani di azione decisi durante il periodo estivo e soprattutto di ripartenza. Anche se questo settembre 2020 sarà diverso dagli altri, mi auguro che si tratterà di un mese ricco di idee ed investimenti, per un 2021 all’insegna di innovazione e crescita.

uomo che vince sul ring
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Coach: allenatore di vita

di Michela Trentin

A volte manca qualcosa nella vita: la sensazione è di non concretizzare…un coach ti accompagna ad incontrare te stesso, sostenendoti, mentre cominci a realizzare i tuoi obiettivi.

Cos’è il coaching?

E’ una relazione che comincia e si evolve con lo scopo di portarti ad esprimere in ogni ambito della tua vita personale e professionale tutto te stesso, il tuo potenziale, la parte più autentica di te perché tu possa diventare chi sei destinato ad essere. Si tratta di un’evoluzione «al contrario»: come coach, ti porto a togliere, piuttosto che continuare a immettere, per liberare la potenza assopita che si trova dentro di te fino a che, come la farfalla con un battito di ali, spicchi il volo.

Quali sono le origini del coaching?

Il coaching nasce negli Stati Uniti negli anni ottanta per indicare l’attività di una nuova figura professionale che supporta le persone nella crescita personale e professionale. Le sue origini risalgono al mondo dello sport dove il coach è colui che allena le squadre con il compito di far emergere e mettere in azione il potenziale di ciascun giocatore. Come nello sport, anche nella vita, il coach è un vero e proprio allenatore che ti accompagna e ti stimola. Lo scopo è far emergere il tuo massimo che ti consente di navigare nel mare della vita a vele sempre spiegate, a prescindere dal vento. La parola coach, letteralmente, in inglese indica la carrozza, un mezzo per raggiungere più velocemente una destinazione.

Chi è il coach?

È un punto di riferimento, un faro, un osservatore attento, un amico spietato e gentile allo stesso tempo. Ti accoglie senza giudicarti consapevole che dentro di te c’è già tutto quello che ti occorre per vivere le sfide di ogni giorno. Ti ama e ti permette semplicemente di essere. Non ha le risposte che stai cercando, ma quello che può fare è aiutarti a trovare le tue, accompagnandoti verso il sentiero che credi di avere smarrito. Come coach, affianco le persone in alcuni periodi della loro vita. In momenti di cambiamento, di scelte importanti, nel raggiungere obiettivi, nell’imparare a gestire le emozioni, nella preparazione mentale di una gara, nella preparazione di una trattativa di lavoro, nel velocizzare il recupero da una malattia, nell’incertezza, nella felicità.

Le persone mi aprono il loro cuore ed io metto tutto il mio nel dare il meglio, nel mettere in pratica, nel trasmettere gli strumenti che ho appreso e studiato negli anni affinché ottengano ciò di cui hanno bisogno e ciò che davvero vogliono.

Cosa fa il coach?

Un giorno un ragazzo vide un uomo che stava scolpendo una statua e chiese che cosa stava facendo. Quell’uomo gli rispose che stava liberando l’angelo imprigionato dentro il blocco di marmo. Quell’uomo si chiamava Michelangelo.

E’ così che vedo il nostro compito, quello dei membri di MTC: liberarti da tutti quei condizionamenti interni ed esterni che ti impediscono di agire o semplicemente di cominciare ad agire in modo di diverso per ottenere ciò che ancora non sei riuscito ad ottenere. Ecco che allora ti aiutiamo a fare chiarezza nella tua vita; ti aiutiamo a raggiungere i tuoi progetti; ti sosteniamo mentre realizzi i tuoi sogni; ti accompagniamo ogni volta che la vita ti costringe ad un cambiamento e non ti senti pronto o adeguato (un nuovo lavoro, una maternità, una separazione e chissà quant’altro). Ti sosteniamo mentre accresci e sviluppi le tue relazioni di coppia, amicizia, con i figli, colleghi. Ti accompagniamo mentre porti avanti la relazione con te stesso portandoti a fare luce sulla tua luce. Noi ci siamo ogni volta in cui non sai da che parte cominciare, o lo sai, ma senti che non stai dando tutto te stesso, senti che sei bloccato. E le cose accadranno perché tutto di noi crede in te: crediamo che davvero ce la farai e arriverai ovunque tu vorrai. Sempre e comunque tiferemo per te.

In che modo il coach agisce?

Ti inviterò ad ascoltarti, ad osservarti per capire cosa vuoi davvero e io ti specchierò perché tu possa vagliare tutte le possibilità che sono dentro di te allenandoti a scegliere quella che più sentirai per cominciare ad agire. Sapendo che in ogni istante puoi sempre contare sul mio appoggio e sostegno. Mai forzerò le tue scelte, ma sempre ti renderò consapevole che davanti ad ogni situazione la tua arma più potente è proprio la tua capacità di scegliere.

Ad ogni incontro, della durata di un’ora, ma anche in ogni momento successivo all’interno del percorso, sempre ti ascolterò e ti osserverò con le orecchie e gli occhi del cuore, andando al di là di quello che dirai, ma ponendo l’attenzione su come lo dirai per portare fuori ciò che davvero conta per te.

Domande e poi ancora domande, ecco il nostro strumento più potente: la domanda giusta al momento giusto per aprirti la porta alle tue verità più profonde che ti condurranno sulla strada che sceglierai di percorrere verso i tuoi traguardi di vita e verso la tua felicità.

«Sei nato con un potenziale. Sei nato con le ali.

Non sei destinato a strisciare, perciò non farlo.

Hai le ali, impara ad usarle e poi vola» (Jelaluddin Rumi)

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MTC è sulla rivista Donna Impresa

Ancora un’altra intervista di Michela su Donna Impresa, un magazine che si rivolge ad una donna internazionale, contemporanea ed economicamente indipendente.

Michela racconta il PROGETTO Just Lady e spiega qual è la peggior nemica delle donne, (l’insicurezza!) nonché dell’importanza di imparare a darci un valore, perché se non lo facciamo da sole, non lo farà nessun altro.

Leggi l’intervista qui

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L’industria 4.0. Significato, benefici, le competenze richieste

di Riccardo Caponi

L’industria 4.0, anche detta quarta rivoluzione industriale, è il fenomeno più quotato del momento in tema di innovazione. 

Di cosa si tratta? E perché è così importante per le imprese coglierne i vantaggi e stare al passo con i tempi?

Ogni precedente rivoluzione industriale è stata innescata, insieme a fattori scatenanti come le necessarie condizioni socio-economiche, da una o più specifiche tecnologie:

la Prima rivoluzione industriale ha avuto inizio grazie all’invenzione e alla diffusione della macchina a vapore di James Watt e del telaio meccanico nell’industria tessile

la Seconda rivoluzione industriale è stata innescata grazie al motore a combustione interna di Barsanti e Matteucci, all’elettricità di Edison e all’organizzazione del lavoro di Taylor e Ford

la Terza ha avuto inizio infine grazie all’invenzione del microprocessore della Intel e poi all’esplosione dell’informatica personale dovuta agli americani Steve Jobs e Bill Gates.

Il termine Industria 4.0 è stato usato per la prima volta nel 2011 alla Fiera di Hannover, in Germania. 

Il riferimento, allora, era a un’ipotesi di progetto da cui sarebbe poi partito un gruppo di lavoro nel 2012, il quale ha presentato al governo federale tedesco una serie di raccomandazioni per l’implementazione del Piano Industriale del Paese. In Italia, invece, il termine è apparso ufficialmente solo nel 2016, nel documento Piano Nazionale Industria 4.0 2017-2020.

 L’Industry 4.0 sarà ricordata come la rivoluzione che connetterà il mondo dei dati e il mondo delle macchine utensili con il mondo dei computer e il mondo dei clienti con il mondo dei produttori.

Guardare alle connessioni tra elementi, una volta distanti e settoriali, è il segreto per capire, promuovere e praticare la Quarta rivoluzione industriale. Naturalmente le tecnologie continuano a giocare un ruolo centrale in questo processo, ma è l’approccio progettuale e culturale a fare la differenza. Insomma, per dirla in modo semplice, non basta comprare una stampante 3D o inserire qualche sensore in fabbrica per dire di essere un’azienda 4.0. Sono necessarie molte competenze in più, tra le quali la capacità di gestire la complessità.

Oggi molti di noi utilizzano la tecnologia 4.0 e nemmeno se ne rendono conto: pensate ad alcuni shop online sui quali ordinare comodamente un pacco, che tramite un semplice messaggio puoi tracciare e addirittura essere informato in tempo reale in merito alle informazioni del tuo ordine: è stato imballato o è stato appena spedito e in più sei informato sulla sua dislocazione. Questo processo apparentemente semplicissimo è ormai parte del quotidiano, fa parte dell’interconnessione e, chiaramente, è tecnologia 4.0.

La quarta rivoluzione industriale non riguarda solo la tecnologia, ma è anche e, soprattutto, un nuovo paradigma culturale con un impatto sul lavoro a tutti i livelli: da chi si trova a bordo macchina, con le macchine in rapido cambiamento e robot sempre più collaborativi, salendo nella scala gerarchica dell’organizzazione fino ai vertici della fabbrica e dell’impresa.

L’idea di fondo è il tema dell’ interconnessione, cioè di immaginare uno scenario di sistema produttivo, in cui le principali risorse del sistema produttivo (quindi le persone, le macchine, gli impianti, le materie prime, i prodotti finiti, fino ad arrivare al consumatore) siano tra loro interconnessi.

Quindi, la parola chiave – attenzione! – non è “Automazione”, la parola chiave è “Interconnessione”. È un’interconnessione che va a toccare non solo la fabbrica – perché un altro errore è confondere Industria 4.0 con automazione nella fabbrica – qui si parla di uno scenario in cui la fabbrica è un componente di un sistema decisamente più ampio, che esce dalla fabbrica, abbraccia il sistema logistico distributivo e abbraccia la supply chain, cioè tutto quell’insieme di attori che creano valore all’interno del sistema, fino ad arrivare al consumatore finale e toccando molti processi che non sono solo il processo di fabbricazione del prodotto, ma sono il processo di sviluppo di nuovi prodotti, di fabbricazione, processi di distribuzione, di assistenza post- vendita e di marketing, in relazione con il consumatore.

Le tecnologie abilitanti che convenzionalmente caratterizzano l’industria 4.0 sono:

Robotica avanzata: macchinari interconnessi, rapidamente programmabili e dotati di intelligenza artificiale

Manifattura additiva: stampa 3D, fabbricazione digitale

Realtà aumentata: dispositivi indossabili attraverso cui esperire un piano di realtà sovrapposto alla nostra

Integrazione orizzontale/verticale: tutti gli step della catena del valore, dal produttore al consumatore, comunicano tra di loro

Simulazione: possibilità di simulare nuovi processi legati all’attività produttiva prima della messa in pratica nella realtà

Industrial Internet o Internet delle cose applicato all’industria: oggetti (“cose”) riconoscibili e intelligenti in grado di poter comunicare dati su se stessi

Cloud: gestione di elevate quantità di dati direttamente in rete

Cyber-Security: garanzia di sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi in un cloud

Big Data e analitiche: analisi di un’ampia base di dati necessarie alla produzione in real time di informazioni utili per ottimizzare prodotti e processi produttivi

L’implementazione di queste nuove tecnologie richiede un cambio di paradigma. Siamo di fronte ad una transizione: dal vecchio concetto di fabbrica alla nuova fabbrica intelligente, caratterizzata da una produzione digitalizzata, che funziona in maniera dinamica, una fabbrica composta da processi più fluidi, INTERCONNESSI, e da sistemi di produzione adeguati alla modernità e ai suoi bisogni, capaci di utilizzare al meglio le risorse disponibili.

Produrre di più sprecando meno, questo è il mantra della trasformazione che stiamo vivendo.

Ma vediamo in concreto quali sono i benefici:

• Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala

• Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative

• Maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina

• Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale

• Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dai punti sopra esposti

Tramite il collegamento di tutti gli asset coinvolti nella filiera logistico-produttiva, il vantaggio primario del paradigma Industria 4.0 è sicuramente la disponibilità di tutte le informazioni pertinenti in tempo reale. Poter ricavare in qualsiasi momento dai dati la rendicontazione e il supporto necessario a superare eventuali impasse produttivi non è un aspetto da sottovalutare. La connessione tra persone, cose e sistemi crea un enorme valore aggiunto in termini di riduzione dei costi, disponibilità di informazioni in real time e interazione tra risorse.

Non a caso, le imprese che già hanno introdotto tecnologie abilitanti all’interno del proprio plant stimano una crescita di efficienza produttiva pari al 20-40% proprio grazie all’uso delle nuove tecnologie.

Un altro elemento comune alle competenze 4.0 deriva dall’incremento del ritmo delle decisioni da prendere, cioè la loro frequenza. Le dinamiche temporali diventano più veloci. Chi è abituato a organizzare il proprio lavoro secondo cicli temporali lunghi (riunioni una volta al mese, una volta alla settimana), si abituerà a fare riunioni tutti i giorni, oppure a farne due brevi al giorno. Al di là degli esempi specifici, l’organizzazione del lavoro dovrà cambiare.

Le competenze di base: 

– l’Operatore 4.0

– il Manutentore 4.0

– Logistica 4.0

– il Supply Chain Manager 4.0

– il Progettista 4.0

– l’Operation Mmanager 4.0

– l’ Imprenditore 4.0 

Il fattore comune (cioè l’elemento che collega tutte le competenze 4.0 che le figure professionali sopra elencate devono avere) è il dato, quindi la capacità di identificare, gestire, analizzare i dati per creare valore nei processi di business. Se le diverse figure professionali ad oggi erano abituate a prendere decisioni in mancanza di informazioni pertinenti ed aggiornate, adesso hanno a disposizione dati forniti in tempo reale.

Occorrono competenze in materia di analisi di trend, statistica, capacità di lettura dei dati grafici. Queste i diventano skill di basebasic, che oggi non tutti hanno.

Abbiamo completato la sintetica disamina delle tecnologie associate alla Quarta Rivoluzione industriale, ora tocca agli imprenditori, ai professionisti, ma anche ai semplici cittadini, il compito di unire i puntini e di far emergere una cultura che ci faccia diventare, dunque, i protagonisti della Quarta rivoluzione industriale.

News

L’evoluzione della comunicazione con il consumatore. Da “Comunicare CON” a “Comunicare A”

di Ilaria Beggi

Negli Stati Uniti la radio ha impiegato trent’anni per raggiungere sessanta milioni di persone, la televisione ha raggiunto questo livello di diffusione in quindici anni; internet lo ha fatto in soli tre anni dalla nascita del World wide web”.

Questa frase di M.Castells può riassumere molto bene quale è stata l’evoluzione della comunicazione e dei suoi mezzi nell’ultimo secolo. L’avvento di internet ha rivoluzionato moltissimi settori e la comunicazione è sicuramente uno di quelli più coinvolti e più interessanti in cui le tendenze, in alcuni casi rispetto ai decenni scorsi, si sono ribaltate.

In Italia, intorno agli anni ‘50 i mezzi di comunicazioni sono pochissimi, con conseguente ristretto numero di messaggi, diretti in special modo a chi poteva fruire del mezzo di comunicazione. Prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, i responsabili dell’informazione e della creazione di processi di senso di appartenenza e condivisione sono principalmente la famiglia, la scuola e alla Chiesa. La tv pubblica ha il compito di informare, educare, intrattenere, ed è sostenuta da finanziamenti statali.

A fine anni ‘70 lo scenario cambia perché le emittenti private locali possono affiancarsi alla televisione pubblica, con lo scopo di produzione di profitto. Nel giro di 15 anni si assiste alla nascita delle prime tv commerciali e alla conseguente domanda di spazi pubblicitari, che fino ad allora non era esistita. Nascono così i primi investimenti pubblicitari che si sostituiscono alle risorse provenienti dallo stato, per poter spingere un certo tipo di messaggio pubblicitario riguardo ad un prodotto.

Parallelamente la stampa inizia a prendere piede: alla fine degli anni ‘80 si parla di circa 7 milioni di copie dei quotidiani contro i circa 5 milioni ad inizio del decennio.

Nei decenni 1980-1990 si assiste alla nascita di nuove forme di comunicazione, nuovi e sempre continui messaggi in circolazione e aumentano i consumatori, che prima potevano essere esclusi da certi tipi di messaggi, adesso grazie all’avvento della tv e radio commerciale, possono essere il target di messaggi pubblicitari spensierati, coinvolgenti e divertenti. Questi sono gli anni della comunicazione “con” il consumatore, senza particolari creazioni di bisogni, o di targettizzazioni specifiche. Si parla ad una platea di tipo generico non si indaga molto sul tipo di consumatore e sulle sue abitudini quotidiane, come per esempio quelle alimentari, bisogni psicofisici, temi ambientali. Si creano bisogni primari nel pubblico che guarda i messaggi pubblicitari in tv, li legge sui giornali o li ascolta in radio.

Ricordiamo frasi famose di tanti spot tv come: “L’uomo Dal Monte ha detto sì” oppure “Già fatto?” delle punture Pic Indolor o ancora “Mmmmm per me numero uno “ di Dan Peterson e il suo Lipton Ice Tea o ancora “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è”. La comunicazione resta impressa non tanto per il prodotto ma molto più spesso per i jingle e le mini-sigle create appositamente per essere canticchiate e ricordate. Pensiamo ad alcune campagne come: Fruitella, Smarties, Fruit Joy, il “Sensazione unica” di Coca Cola o anche ancora il “Buondì Motta Buondì mio” di Buondì Motta. Il prodotto è tendenzialmente un prodotto di tipo alimentare o comunque di largo consumo. Il messaggio arriva al consumatore finale in modo divertente, un po’ giocoso, orecchiabile in alcuni frangenti e dritto all’obiettivo. I brand comunicano con il consumatore in modo tendenzialmente univoco, non si pensa molto all’interazione tra brand e consumatore. L’obiettivo è vendere tramite l’investimento pubblicitario con il format e il messaggio giusto.

Il consumatore ha modo di esprimere la sua preferenza acquistando il prodotto e i brand si preoccupano di fornire quello giusto e “confezionarlo” con il giusto format, jingle e messaggio. Il ricordo del jingle o della frase simbolo della campagna del prodotto sono motori di acquisto molto forti, trovandosi di fronte allo scaffale, spingendo all’acquisto di un prodotto piuttosto che un altro. Il consumatore non si informa molto sulle caratteristiche del prodotto, ma lo acquista solo perché lo fa stare bene o perché ha impresso il jingle della campagna pubblicitaria.

Gli anni 90 sono gli anni dello spartiacque, in cui l’era del www inizia a plasmarsi e a prendere forma. Nel 1993 nasce il primo motore di ricerca Aliweb (sulla scia di Archie), nel 1994 nasce Yahoo, poi Lycos, nel 1995 compare Altavista, negli anni dal 1997-98 si inizia a sentire parlare di SEO e nel 1998 nasce Page Rank che darà poi le origini alla nascita di Google.

Alla metà degli anni ‘90 arrivano anche i primi telefoni cellulari, due marchi in Italia diventano ben presto famosi: Nokia e Motorola.

Nella seconda metà degli anni ‘90 arrivano in Italia le chat, arriva ICQ e nei primi del 2000 arriva Skype, My Space e nel 2004 Facebook.

Infine, in Usa, sempre nella seconda metà degli anni 90, nel 1995 per l’esattezza, un tale chiamato Jeff Besoz, spedisce il suo primo libro da un garage di Seattle (nel 1999  Bezos verrà dichiarato l’uomo dell’anno dalla rivista Time) e nel 1997 nasce Ebay. Due delle piattaforme e-commerce che negli anni acquisteranno sempre più importanza a livello mondiale. Da non dimenticare che a fine anni ‘90 nascono anche Paypal e Alibaba.

In Italia il primo acquisto online risale al 1998 tramite www.ibs.it.

Dalla prima decade degli anni 2000 si assiste all’inizio dell’era digitale, il web diventa ogni giorno di più protagonista nella vita dei consumatori che interagiscono davanti ad un computer o davanti ad un cellulare, un tablet o uno smartphone per parlare tra di loro usando questi mezzi per comunicare. Il web piano piano abbatte le barriere visive e riempie la curiosità di milioni di persone di scoprire cosa succede dall’altra parte del mondo, semplicemente cliccando su una live cam a New York posta sulla 5° strada, oppure seguire una lezione universitaria a distanza oppure conoscere qualcuno a distanza, per fare amicizia o guardare la tv di un altro paese.

Le possibilità in questo caso sono infinite. Sempre più persone utilizzano ogni giorno Google come motore di ricerca per fare ricerche sul web (oggi si parla di 3,5 milioni di ricerche al giorno), cercare informazioni o prodotti da acquistare.  Inizialmente il web non nasce con l’intento di essere un mezzo in cui fare pubblicità, ma nella seconda metà degli anni 90, iniziano ad essere pubblicati i primi banner pubblicitari e poco tempo dopo la prima PPC ( Pay Per Click), che permette annunci di ricerca a pagamento.

Oggi negli Stati Uniti la spesa per la pubblicità digitale ha superato quella per gli investimenti pubblicitari in Tv (circa il 65% del totale investimento pubblicitario è digitale) e nel nostro paese è al secondo posto, in quanto gli investimenti in Tv continuano ad essere i preferiti dai Brand. Ma questo molto probabilmente durerà ancora per poco. Non solo l’investimento sulla pubblicità digitale è un misurabile, ma è completamente targettizzabile, ed ha dei costi molto più fruibili per le aziende.

Questo permette ai Brand di “comunicare al consumatore” con campagne, bisogni e target mirati. Si può scegliere di far vedere annunci solo a chi ha una certa fascia di età, un certo livello di istruzione o a chi ha un certo tipo di interesse. Si può escludere o includere nel messaggio pubblicitario tutti coloro che sono dentro oppure no, al nostro target, cosa che i mezzi tradizionali non permettono, se non a costi molto più alti. Pensiamo ad esempio alla pubblicità televisiva di Crodino; il famoso Gorilla, che inizialmente nei primi spot è sempre dentro ad un bar (per intercettare i frequentatori di bar) e poi dopo qualche anno, il Gorilla si ritrova dentro una casa, ad una festa, dove viene servito il Crodino. Campari in quel caso ha dovuto girare un ulteriore spot, per poter includere tra i destinatari di un messaggio pubblicitario, coloro che consumano Crodino a casa. Solo che girare due spot pubblicitari non ha lo stesso costo di inserire due annunci di ricerca targettizzati sul web, volendo anche con un contenuto video. Ed in più i risultati  delle campagna TV non sono propriamente misurabili come in quelle digitali.

In questo caso i messaggi dei Brand comunicano direttamente a quel consumatore, forniscono le informazioni che vuole o cercano di nutrire le curiosità che ha. Infine, non da meno, i Brand e le aziende possono interagire direttamente con il proprio consumatore, grazie a tutto un sistema di interazioni dirette, all’evoluzione dei customer care delle aziende e ai post sui social.

Si crea un rapporto diretto, che va oltre il passaparola, strumento utilizzato 40 anni fa, ma tutt’ora in voga; il consumatore sa che il brand esiste, può comunicarci direttamente e viceversa. Come? tramite servizi di newsletter che inviano coupon di sconti e premiano la fedeltà al marchio, partecipazione a sondaggi oppure a concorsi a premi con premiazione documentata sulla pagina di Facebook o con una diretta di Instagram. Proprio quest’ultimo, uno dei social più importanti dell’attuale panorama digitale sta guadagnando sempre più posizioni per diventare una delle piattaforme che raccoglie più investimenti pubblicitari da parte dei brand.

Oggi non si può prescindere dalla comunicazione, sia essa off line o on line, bisogna aver chiari gli obiettivi e i segmenti di pubblico che interessano, i messaggi da dare al target che vogliamo e il tipo di contenuto adatto. Un ruolo importante nel risultato dell’investimento pubblicitario lo fa la costanza: investire in modo continuativo premia le aziende e i Brand, soprattutto in momenti di crisi, in cui smettere di investire non è sicuramente la strategia vincente.

Essere sicuri che il sito funzioni correttamente, che tutte le pagine siano coerenti e indicizzate, che ci siano contenuti e argomenti di interesse per il vostro target di consumatori, il tuo e-commerce funzioni correttamente è fondamentale, per offrire agli utenti in rete tutte le informazioni di cui hanno bisogno. E’ altrettanto fondamentale avere il corretto posizionamento sul mercato e far capire chiaramente quali sono i valori del brand, cosa lo distingue da altri e in che modo si parla a diversi consumatori, con diversi messaggi.

Contattaci se hai bisogno di definire una strategia di comunicazione sui diversi canali media. Potremo supportarti ed aiutarti nella creazione di un piano di comunicazione nei media tradizionali, media online e consigliarti che tipologia di strategie può essere più adatta al tuo brand o alla tua azienda.

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